Ricetta Bresaola italiana?  Zebu brasiliano!
Bresaola italiana? Zebu brasiliano!


La ben nota bresaola sparirà presto dalle nostre tavole!
E’ questo lo scenario che si preannuncia all’indomani della decisione dell’unione europea, la quale ha imposto al Brasile, a partire dal 31 Gennaio 2008 numerose norme necessarie per importare carne.
Ebbene sì, la bresaola è fatta con carni brasiliane! Gli allevatori sudamericani incrociando la comunissima ma ben conosciuta mucca con il ’bos taurus indicus’ detto zebù hanno ottenuto un animale con la carne dura ma molto magra. E ciò avviene da tempo, anche se non ce ne eravamo mai accorti.
"Sono ormai decenni - ha spiegato Emilio Rigamonti presidente del consorzio che tutela la bresaola della Valtellina - che acquistiamo carne brasiliana e il motivo è semplice: solo quella va bene per il nostro prodotto. Quella italiana ed europea sono troppo grasse. E poi bisogna ricordare che lo zebù è un bovino come gli altri..."

Ma è davvero sensata e giustificata questa diffusa idiosincrasia verso tutti i prodotti (alimentari in particolare) non provenienti o non completamente trattati sul territorio italiano? Siamo sicuri che qualsiasi cosa arrivi dall’estero sia così minacciosa per nostra salute, economia e quant’altro? Ciò che non è Made in Italy, ce lo porta davvero Belzebù?
O forse la bresaola in questi anni non ha avuto quel sapore e quel profumo che proprio le carni brasiliane le danno?  In Brasile o in Italia stesso, la bresaola fatta da decenni con lo zebù, ha fatto anche lei le sue vittime?

Dopo la decisione dell’unione europea, nel nostro Paese è divamapata la polemica. L’Uniceb (unione Importatori Esportatori Industriali Commissionari Grossisti Ingrassatori Macellatori Spedizionieri Carni Bestiame e Prodotti Derivati), ha scritto al ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali Paolo De Castro.
Dice il presidente dell’Uniceb Renzo Fosato: "Ho spiegato al ministro che senza la carne brasiliana noi non produrremo più la bresaola. Gli allevatori brasiliani che esportano sono 15mila e solo 300 hanno presentato i certificati di rintracciabilità. Già il mercato è in subbuglio. Una tonnellata di carne oggi costa 13mila dollari - comprese tasse e dogane - invece dei 9.500 di un mese fa. Ho chiesto al ministro: dobbiamo dire addio alla bresaola?".
Il ministro non ha fatto attendere la sua risposta: "La bresaola è uno dei gioielli del nostro agroalimentare di qualità. Voglio esprimere ai responsabili di Bruxelles tutta la mia apprensione per il comparto. Bisogna trovare strategie che, senza alterare l’impianto complessivo della politica commerciale della Ue nel settore carni, permettano di tutelare la specificità della produzione di bresaola e i lavoratori dell’indotto".
Ma le parole di De Castro, se da un lato rassicurano l’Uniceb dall’altro hanno scatenato la reazione della Coldiretti secondo la quale "è particolarmente grave che un ministro, anziché valorizzare la produzione made in Italy di carne bovina, intervenga a favore dell’importazione di carne dal Brasile. L’Europa ha fatto bene a bloccare quella carne per evitare che nei piatti dei cittadini europei finiscano carni provenienti da zone a rischio di malattie come l’afta epizootica".
Ma l’Uniceb non ci sta e ribatte: "Non c’è nessun elevato rischio sanitario le carni importate sono vincolate al disossamento e ad una maturazione che annulla qualsiasi rischio di trasmissione dell’afta epizootica. Noi vorremmo produrre la bresaola con carni bovine italiane, ma il prodotto disponibile sul mercato interno non è assolutamente adatto all’industria nazionale".
Ma la faccenda ha sicuramente un significato molto più ampio della semplice rinuncia alimentare e le conseguenze sono facilemnte intuibili: "Se le cose non cambiano - dice ancora Rigamonti - la produzione di bresaola si potrà bloccare presto. Per ora lavoriamo con le scorte ma appena finiranno ci sarà la cassa integrazione. I produttori irlandesi già esultano perché con il blocco del Brasile possono già alzare i prezzi. In generale, per la carne, prevedo un aumento al consumo dei 10-15 per cento".

Bisogna notare però anche che l’Italia ha detto no agli OGM. L’importazione di prodotti da paesi che ne fanno largo uso proprio come il Brasile, per produrre prodotti che vengono definiti Made in Italy dovrebbe essere quantomeno pubblicizzata in modo che chi acquista e decide di mangiare l’ottima e gustosa bresaola lo faccia sapendo cosa mangia.

Ma gli allevatori Brasiliani, come nutrono gli zebùed in che condizione vengono allevati?
La domanda del nuovo secolo sarà dunque "Cosa mangia lo zebù?"

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